Incrociare le braccia, intrecciare le lotte. Attacco agli scioperi nella logistica

Il ministro Piantedosi lo aveva detto esplicitamente oltre un anno fa, rispondendo a un’interrogazione sui blocchi nei centri logistici della grande distribuzione e annunciando l’intenzione di introdurre un nuovo reato con pesanti sanzioni penali (fino a 2 anni di reclusione) per chiunque avesse impedito la libera circolazione di merci. Un illecito amministrativo trasformato in reato: tutto questo allo scopo di colpire specificamente le proteste organizzate, spesso senza preavviso, a ridosso delle più importanti piattaforme distributive. Insomma un attacco contro i blocchi nella logistica organizzati da alcuni sindacati di base in quello che è da qualche anno uno dei settori lavorativi più combattivi.

Il reato era stato effettivamente introdotto con il primo Decreto Legge “Sicurezza” 48/2025. Ora è la volta di un nuovo attacco ai lavoratori della logistica e alle organizzazioni sindacali di base, questa volta sferrato dalla cosiddetta Commissione “di garanzia” (ma sarebbe più corretto definirla commissione “ammazzascioperi”).

L’Italia dispone di una delle legislazioni antisciopero più restrittive d’Europa (Leggi 146/90 e 83/2000), come evidenziato recentemente anche dal Comitato europeo dei diritti sociali (UE).

Una normativa creata all’epoca, nell’ultimo decennio del secolo scorso, per contenere la diffusione del sindacalismo di base; ma norme peggiorative sono in agguato, e comunque la Commissione “di garanzia” sopperisce con zelo, interpretando le leggi esistenti in maniera sempre più restrittiva.

Già nello scorso dicembre erano state comminate pene pecuniarie ai sindacati che avevano indetto lo sciopero generale del 3 ottobre 2025 contro il genocidio a Gaza e a sostegno della Sumud Flotilla, bloccata in acque internazionali dalla marina israeliana. Il pretesto era il mancato preavviso. In questo caso era stata sovvertita una giurisprudenza consolidata che aveva riconosciuto legittimi scioperi analoghi in occasione sia dell’inizio della prima guerra nel Golfo, sia contro la partecipazione dell’Italia alla guerra in Jugoslavia (i famosi bombardamenti su Belgrado voluti dal “compagno” D’Alema nel 1999).

Ma non si contano più i casi di scioperi nei trasporti dichiarati illegittimi per motivi spesso risibili, come la concomitanza con le Olimpiadi invernali o persino con la fiera del cioccolato di Perugia.

Questo livore nei confronti dei lavoratori dei trasporti e della logistica si spiega facilmente, nell’attuale clima italiano di guerra latente, con la frase di un generale americano (fatta propria dal commissario UE per la difesa Andrius Kobilius) : “la fanteria vince le battaglie, ma è la logistica a vincere le guerre”.

Dall’inizio della guerra in Ucraina è in atto una progressiva ma rapida militarizzazione delle ferrovie e dei trasporti (UN ne ha parlato in diversi articoli) e il recente blocco dello stretto di Hormuz ha dimostrato plasticamente i danni all’economia mondiale che possono essere provocati dall’interruzione della circolazione di merci fondamentali.

Ora è la volta della delibera 26/88 (11 marzo 2026) della Commissione che estende alla logistica le limitazioni previste dalle leggi antisciopero, equiparandola di fatto ai servizi pubblici essenziali, introducendo obblighi rigidi di preavviso, imponendo le procedure di raffreddamento e definendo le prestazioni indispensabili nei vari segmenti lavorativi della movimentazione delle merci, dalla ricezione, allo stoccaggio, alla distribuzione delle stesse.

Una torsione interpretativa favorita dal servilismo di CGIL-CISL-UIL, che nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro “Logistica, Trasporto merci e Spedizione” (rinnovato a dicembre 2024) hanno espressamente accettato questa formulazione sotto la voce “Servizi essenziali da garantire”:

Le parti si danno atto che, conformemente agli orientamenti espressi dalla Commissione di Garanzia sugli Scioperi, la necessità di garantire il regolare approvvigionamento dei beni di cui sopra comprende, oltre al trasporto, l’intera filiera logistica, dalla movimentazione al deposito, dalla custodia alla conservazione”.

Una definizione così ampia che consentirebbe di imbrigliare qualsiasi sciopero.

In questo giro di vite incide molto il fatto che il comparto della logistica è uno dei settori più conflittuali. Un comparto in cui le condizioni di sfruttamento sono bestiali, i contratti nazionali di lavoro sono carta straccia (nella totale indifferenza degli stessi sindacati concertativi che li hanno sottoscritti), il ricorso massiccio al subappalto e al finto lavoro autonomo permette di spremere ulteriormente una manodopera prevalentemente immigrata.

Un clima di ipersfruttamento che ha prodotto lo sviluppo del sindacalismo di base e begli esempi di lotta e solidarietà operaia che si è cercato di stroncare in ogni modo, con la violenza omicida ma anche per via penale. Basti qui ricordare il caso dei sindacalisti di base di Piacenza incriminati nel 2022 per “associazione a delinquere”, per aver svolto la loro attività in modo doverosamente conflittuale (non è una novità nella storia italiana: fin dalla Prima Internazionale veniva utilizzato il reato di “associazione di malfattori” contro anarchici e “sovversivi” in generale).

Un nuovo tassello quindi nella repressione, che si unisce alle ultime norme securitarie varate (da ultimo il secondo Decreto legge “Sicurezza” ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge) e a quelle in preparazione, contro cui è necessario mobilitarsi con forza. È necessario estendere le lotte, per fermare la corsa del paese verso la guerra e lo stato di polizia, per garantire la libertà di tutte e di tutti.

Mauro De Agostini

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